
Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha pubblicato il Piano nazionale di ripristino della natura, trasmesso alla Commissione europea il 25 settembre 2026 in attuazione del Regolamento UE 2024/1991, la cosiddetta Nature Restoration Law.
Si tratta ancora di una bozza: la Commissione europea avrà tempo fino al 1° marzo 2027 per formulare eventuali osservazioni e richieste di modifica, mentre l’approvazione definitiva dovrà intervenire entro il 1° settembre 2027.
Tra gli aspetti di maggiore interesse per il settore delle costruzioni assumono particolare rilievo le misure dedicate agli ecosistemi urbani.
Il Regolamento europeo prevede che entro il 2030 non si registri una perdita netta, rispetto al 2024, della superficie complessiva nazionale degli spazi verdi urbani e della copertura arborea. Dal 2031 dovrà invece essere perseguita una tendenza al loro incremento.
La bozza italiana lega questi obiettivi alle politiche di rigenerazione urbana, riuso del patrimonio edilizio esistente, incremento e qualificazione del verde e miglioramento della permeabilità dei suoli.
Tra le misure indicate assumono particolare interesse:
– la ricognizione delle aree dismesse potenzialmente utilizzabili per interventi di rigenerazione urbana o rinaturalizzazione;
– l’individuazione da parte dei Comuni delle aree pubbliche idonee all’incremento e alla qualificazione del verde urbano;
– gli interventi di rigenerazione urbana sostenibile, anche attraverso specifici programmi di incentivazione;
– la deimpermeabilizzazione e il recupero dei suoli degradati;
– l’integrazione del verde negli edifici e nelle pertinenze, attraverso tetti verdi e blu, pareti verdi, superfici permeabili, alberature e micro-habitat;
– il ricorso a infrastrutture blu, soluzioni basate sulla natura e sistemi di drenaggio urbano sostenibile per migliorare la gestione delle acque meteoriche e la resilienza delle città.
La tabella delle misure allegata al Piano prevede inoltre strumenti di incentivazione per gli interventi privati capaci di generare benefici in termini di copertura vegetale, ombreggiamento, drenaggio, riduzione delle isole di calore e biodiversità urbana.
Un elemento importante riguarda però la natura stessa del Piano: la bozza precisa che non vengono introdotti automaticamente vincoli sul regime giuridico dei suoli né obblighi immediati di modifica degli strumenti urbanistici vigenti. L’attuazione dovrà avvenire attraverso i normali strumenti di pianificazione e programmazione e mediante successivi provvedimenti.
Per il settore delle costruzioni si apre quindi un tema che va oltre il semplice incremento del verde. Rigenerazione urbana, riuso degli edifici esistenti, gestione delle acque, adattamento climatico e infrastrutture verdi sono destinati a integrarsi sempre più nella progettazione e nella programmazione degli interventi.
Il Piano collega infatti il ripristino degli ecosistemi urbani anche alla riduzione del rischio di alluvioni, alla gestione sostenibile delle acque meteoriche, alla mitigazione delle isole di calore e all’adattamento ai cambiamenti climatici.
Sono temi di particolare interesse anche per il territorio messinese, dove rigenerazione urbana, resilienza climatica, dissesto idrogeologico, gestione delle acque e riqualificazione del patrimonio esistente rappresentano questioni strettamente connesse.
ANCE Messina continuerà a monitorare l’evoluzione del Piano, con particolare attenzione ai successivi provvedimenti attuativi, ai programmi di incentivazione e alle opportunità che potranno interessare imprese ed enti locali.
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