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Appalti pubblici europei: verso un regolamento unico per le procedure sopra soglia

17 Luglio 2026
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La Commissione europea sta preparando una profonda revisione della disciplina degli appalti pubblici.
La proposta del nuovo Public Procurement Act, inizialmente prevista per il 1° luglio, dovrebbe essere presentata il 9 settembre 2026.

Il programma legislativo europeo conferma che l’iniziativa è ancora nella fase “annunciata”: il testo non è stato formalmente adottato dalla Commissione e dovrà successivamente essere esaminato dal Parlamento europeo e dal Consiglio.
La conclusione del negoziato è indicativamente prevista entro il quarto trimestre del 2027. 

Le anticipazioni circolate sulla bozza informale delineano, tuttavia, una riforma molto più ampia di una semplice revisione tecnica.

Un regolamento al posto delle tre direttive

L’ipotesi più significativa prevede la sostituzione delle direttive europee del 2014 su appalti ordinari, settori speciali e concessioni con un regolamento unico direttamente applicabile negli Stati membri.

La scelta incontra già l’opposizione di numerosi Paesi, tra cui l’Italia, favorevoli al mantenimento dello strumento delle direttive e dei relativi margini di recepimento nazionale.

Se l’impostazione fosse confermata, per gli appalti sopra soglia il Codice italiano conserverebbe la disciplina degli aspetti rimessi agli ordinamenti nazionali, della fase esecutiva e del contenzioso, mentre le procedure di affidamento sarebbero regolate direttamente dalla normativa europea.

Tre procedure fondamentali

La bozza ricondurrebbe le attuali procedure a tre modelli:

  • procedura aperta e negoziata;
  • procedura dinamica semplificata per acquisti ricorrenti e standardizzati;
  • procedura dedicata all’innovazione.

La principale novità sarebbe rappresentata dalla possibilità di utilizzare ordinariamente la negoziazione, consentendo alla stazione appaltante di confrontarsi con gli operatori e ridurre progressivamente il numero delle offerte.

Verrebbero inoltre incentivate le consultazioni preliminari di mercato, da svolgere adottando misure adeguate per evitare alterazioni della concorrenza.

Fascicolo digitale europeo delle imprese

La bozza prevede un servizio elettronico europeo per la verifica dei requisiti degli operatori economici.

Il sistema dovrebbe collegare registri nazionali e banche dati fiscali, previdenziali, giudiziarie e fallimentari, applicando il principio “once only”: ciascuna impresa dovrebbe fornire una sola volta i propri dati, successivamente utilizzabili nelle diverse gare europee.

L’entrata a regime del sistema sarebbe prevista entro il 15 dicembre 2030.

Più spazio alla qualità e alle PMI

I requisiti di partecipazione potrebbero essere richiesti soltanto quando effettivamente necessari e proporzionati all’oggetto dell’appalto, con l’obiettivo di favorire l’accesso delle piccole e medie imprese.

La bozza rafforzerebbe inoltre il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, rendendo obbligatoria una componente qualitativa e prevedendo soglie più elevate negli appalti ad alta intensità di lavoro.

BIM e subappalto

Per gli appalti di lavori di importo pari o superiore a 25 milioni di euro verrebbe introdotto l’obbligo del BIM. La novità avrebbe effetti limitati in Italia, dove l’obbligo opera già a partire da soglie inferiori.

Resterebbe possibile il ricorso al subappalto, ma sarebbe espressamente vietato il subappalto integrale. In sede di offerta dovrebbero essere indicate le parti da affidare a terzi e i potenziali subappaltatori.

Preferenza europea

La riforma attribuirebbe agli appalti una funzione più ampia di politica industriale, resilienza e autonomia strategica.

La cosiddetta “preferenza europea” potrebbe tradursi in requisiti sull’origine dei prodotti, criteri premiali e limitazioni per operatori di Paesi terzi in settori strategici, nel rispetto degli accordi internazionali sottoscritti dall’Unione.

Quali effetti per le imprese italiane

La riforma riguarderebbe direttamente gli affidamenti sopra le soglie europee.
Per il biennio 2026-2027 la soglia relativa ai lavori e alle concessioni è pari a 5.404.000 euro.

Gli affidamenti sotto soglia continuerebbero a essere disciplinati dalla normativa nazionale, salvo una successiva scelta del legislatore italiano di uniformarne le regole al nuovo sistema europeo.

Le imprese dovranno seguire l’evoluzione della proposta, con particolare attenzione a:

  • nuove procedure negoziate;
  • fascicolo digitale europeo;
  • requisiti di partecipazione;
  • criteri qualitativi;
  • origine europea di prodotti e materiali;
  • disciplina del subappalto;
  • appalti BIM sopra soglia.

La notizia deve comunque essere letta come anticipazione di una bozza informale.

Contenuti, forma normativa e tempi di applicazione potranno cambiare durante l’iter europeo.

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