
Importante pronuncia del Consiglio di Stato sul tema delle compensazioni per il caro materiali nei lavori pubblici.
Con la sentenza n. 4143 del 22 maggio 2026, i giudici di Palazzo Spada hanno accolto l’appello promosso da ANCE contro il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, annullando parzialmente il decreto ministeriale del 4 aprile 2022 relativo alle variazioni dei prezzi dei materiali da costruzione registrate nel secondo semestre del 2021.
La decisione rappresenta un passaggio particolarmente significativo per tutte le imprese che, negli anni dell’emergenza inflattiva, hanno subito l’impatto degli eccezionali aumenti dei costi delle materie prime e dei materiali da costruzione.
La questione: come sono stati rilevati gli aumenti dei prezzi
La controversia nasce dalle modalità con cui il MIT aveva determinato le variazioni percentuali dei prezzi dei materiali da costruzione più significativi ai fini del riconoscimento delle compensazioni previste dall’art. 1-septies del Decreto-Legge n. 73/2021.
ANCE contestava da tempo l’attendibilità delle rilevazioni effettuate dal Ministero, sostenendo che per numerosi materiali gli incrementi registrati nel decreto risultassero significativamente inferiori rispetto agli effettivi aumenti riscontrati sul mercato.
In particolare, il contenzioso ha riguardato tredici materiali di largo impiego nelle opere pubbliche, tra cui:
Il ruolo decisivo del Politecnico di Milano
Nel corso del giudizio il Consiglio di Stato ha disposto una verificazione tecnica affidata al Politecnico di Milano per valutare l’affidabilità delle rilevazioni ministeriali.
L’analisi ha evidenziato criticità rilevanti:
Particolarmente rilevante è risultato il confronto tra i dati provenienti dai Provveditorati alle Opere Pubbliche e quelli forniti da Unioncamere, che per alcuni materiali presentavano differenze superiori a 20 punti percentuali e, in alcuni casi, oltre 35 punti.
Il principio affermato dal Consiglio di Stato
La sentenza non mette in discussione il sistema delle compensazioni né le Linee guida adottate dal Ministero nel 2022.
Secondo i giudici, il problema riguarda invece l’attività istruttoria concretamente svolta e la capacità dell’Amministrazione di dimostrare l’affidabilità statistica dei dati utilizzati.
Il Consiglio di Stato ha ribadito un principio destinato ad avere effetti ben oltre il caso specifico:
quando da elaborazioni statistiche derivano conseguenze economiche rilevanti per imprese e amministrazioni, la qualità, verificabilità e attendibilità del dato costituiscono parte integrante della legittimità dell’azione amministrativa.
Cosa dovrà fare ora il Ministero
L’effetto concreto della sentenza consiste nell’obbligo per il MIT di rinnovare l’attività istruttoria e le rilevazioni limitatamente ai tredici materiali oggetto del contenzioso.
La nuova istruttoria dovrà:
Le indicazioni per le imprese
La pronuncia assume particolare rilievo per il settore delle costruzioni perché conferma l’importanza del meccanismo compensativo introdotto durante la crisi dei prezzi e rafforza la necessità che le rilevazioni ministeriali siano fondate su criteri oggettivi, trasparenti e verificabili.
Per le imprese il messaggio è chiaro:
La sentenza si inserisce nel più ampio dibattito sulla revisione dei prezzi nei contratti pubblici, oggi disciplinata dal nuovo Codice dei contratti pubblici attraverso il sistema degli indici ISTAT-TOL e dei meccanismi di revisione previsti dall’articolo 60 del D.Lgs. 36/2023.
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