
La Relazione annuale 2025 dell’ANAC, illustrata dal Presidente Giuseppe Busìa alla Camera dei Deputati, consegna un quadro molto netto sullo stato dei contratti pubblici in Italia e richiama l’attenzione su alcuni temi centrali anche per il settore delle costruzioni: trasparenza, concorrenza, sicurezza del lavoro, qualità della spesa e capacità amministrativa.
Il dato che colpisce maggiormente riguarda gli affidamenti senza gara.
Secondo quanto evidenziato nella sintesi diffusa sulla Relazione, nel 2025 l’86% dei lavori pubblici sopra i 40 mila euro è stato affidato senza confronto competitivo.
Nei servizi e nelle forniture il ricorso a procedure senza gara raggiunge percentuali ancora più elevate e, considerando anche le procedure sotto soglia, arriva fino al 95%. Per ANAC, questo andamento espone il sistema a rischi di sprechi, opportunismi, frazionamenti artificiosi e pressioni indebite.
Nel complesso, il mercato pubblico continua comunque a muovere volumi molto rilevanti: nel 2025 il valore degli appalti ha toccato 309,7 miliardi di euro, con una crescita trainata soprattutto da servizi e forniture.
Ma proprio questa espansione rende ancora più necessario presidiare il corretto equilibrio tra semplificazione delle procedure, tutela della concorrenza e qualità degli affidamenti.
La Relazione dedica poi un passaggio importante al PNRR. Il giudizio espresso è articolato: molto è stato fatto, ma meno di quanto si sarebbe potuto fare. L’Autorità richiama infatti ritardi attuativi, sospensioni illegittime, tempi disallineati e progettazioni carenti, sottolineando la necessità di rafforzare la qualità amministrativa e la continuità nella gestione degli investimenti.
Particolarmente forte è anche il richiamo sul versante della sicurezza nei cantieri.
ANAC individua nei subappalti, soprattutto quelli a cascata, uno dei punti di maggiore criticità, sia sotto il profilo della tutela del lavoro sia sotto quello della trasparenza e della corretta esecuzione dei contratti. L’Autorità propone, in questa prospettiva, un rafforzamento dei controlli e una maggiore integrazione tra banche dati e strumenti digitali.
Sul fronte della digitalizzazione, il sistema ha compiuto un salto importante: in due anni le procedure analogiche sono scese dal 21% all’1%. Tuttavia, ANAC osserva che la transizione non può dirsi conclusa, perché in molti casi ci si è limitati a trasferire su piattaforma procedure ancora pensate come cartacee, senza un vero ripensamento dei processi.
Altro tema di primo piano è la qualificazione delle stazioni appaltanti. La Relazione evidenzia che in due anni si è passati da oltre 20 mila a circa 4 mila enti qualificati, in una logica che punta non solo alla riduzione numerica, ma soprattutto al rafforzamento delle competenze, della specializzazione e della capacità di gestione delle procedure. Un passaggio che interessa direttamente anche il tessuto territoriale, perché una domanda pubblica più qualificata significa procedure più solide, tempi più certi e maggiore affidabilità del mercato.
Nel complesso, dalla Relazione ANAC emerge un messaggio chiaro: il sistema dei contratti pubblici ha bisogno di più trasparenza, più qualità progettuale, più competenze e più strumenti di controllo efficaci, senza rinunciare alla concorrenza e alla sicurezza.
Per il mondo delle costruzioni si tratta di indicazioni di grande rilievo, che meritano attenzione sia sul piano operativo sia sul piano istituzionale.
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